

Gli scenari geopolitici dei cavi sottomarini
Jacopo Belli - 20 gennaio 2026










Introduzione
La rete dei cavi sottomarini costituisce l’infrastruttura fisica invisibile su cui poggia la quasi totalità della connettività digitale mondiale. Le fibre ottiche attraversano oceani e mari per, rispettivamente, una distanza di 1,4 e 1,7 milioni di chilometri, collegando continenti e garantendo l’operatività delle infrastrutture digitali di Internet, di servizi cloud, della finanza e delle comunicazioni [1]. Più del 95% del traffico internazionale di internet e voce transita attraverso questi cavi. Queste dorsali digitali hanno assunto uno status di infrastrutture strategiche critiche: esse reggono le catene globali del valore, la stabilità dei mercati finanziari e la nostra vita quotidiana.
Nonostante il ruolo vitale, la loro protezione, sorveglianza e governance restano carenti. Le infrastrutture sono spesso localizzate in fondali remoti e gestite da consorzi privati, con risposte di sicurezza pubblica non pienamente allineate alla loro rilevanza strategica. Lo studio della European Parliament Policy Department del 2022 sottolinea come l’Unione Europea non disponga di un quadro completo di consapevolezza del proprietario delle infrastrutture marine, né di un registro centralizzato delle rotte e degli operatori [2].
In parallelo, il panorama internazionale che si delinea per i prossimi anni, caratterizzato da una crescente competizione geopolitica particolarmente legata al controllo delle infrastrutture nevralgiche, sta trasformando i fondali marini in un nuovo teatro di potere informazionale. Le dorsali marine diventano quindi colli di bottiglia da cui deriva una competizione di sovranità digitale come evidenziato dalla Yale University nel 2024 nel suo “Submarine Cables and the Risks to Digital Sovereignty”. La natura dei cavi sottomarini limita la capacità di uno Stato di regolamentare l’infrastruttura dalla quale dipende, riduce la sicurezza dei dati e minaccia la sua capacità di fornire servizi di telecomunicazione. Attualmente, gli stati affrontano queste sfide attraverso controlli regolatori sui cavi sottomarini e le imprese, investendo nello sviluppo di ulteriori infrastrutture di cablaggio e di sicurezza e protezione dei cavi stessi. Nonostante gli sforzi, l’efficacia dei meccanismi è pregiudicata dagli ostacoli significativi dovuti alle limitazioni tecniche ed alla mancanza di coordinamento internazionale in materia di regolamentazione. Questi ostacoli, all’interno del “Submarine Cables and the Risk to Digital Sovereignty” portano a lacune nel diritto, che possono essere migliorate tramite una governance proattiva dell’infrastruttura dei cavi sottomarini [3].
In questo scenario, le aree della mappatura geopolitica della talassocrazia spesso si sommano e si intersecano con le linee delle reti sottomarine.
Per l’Italia questa trasformazione assume un particolare rilievo. La posizione geografica nel cuore del bacino mediterraneo, la presenza di numerosi punti di approdo dei cavi e la capacità industriale emergente nel settore della posa e della sensoristica subacquea offrono una leva strategica significativa. Tuttavia, per tradurre ciò in vantaggio competitivo servono politiche nazionali integrate e concertate, in termini tecnologici, industriali e di sicurezza, coerenti con la visione europea di una autonomia strategica aperta. L’analisi idro-strategica presente in questo report e di cui si occupa AB AQUA da tempo si pone come punto di partenza l’analisi dei dati e delle vulnerabilità, passando per la competizione geopolitica ed il contesto normativo, fino a raggiungere opzioni operative, osservando nella parte finale la convergenza infrastrutturale della Blue Economy e della Space Economy, per identificare il ruolo dell’Italia nell’ecosistema tecnologico e strategico europeo.
Lo scheletro della connettività globale
Le Infrastrutture sottomarine non rientrano nell’immaginario comune quando ci si riferisce alle telecomunicazioni digitali, ma per comprenderne l’importanza basti pensare che il 98% delle telecomunicazioni digitali viaggia su dorsali marine e che uno dei paesi più sviluppati dell’Estremo Oriente, il Giappone, basa il 99% dei suoi servizi di comunicazione internazionale su questa infrastruttura. Questi dati ci permettono di comprendere come l’interruzione, anche temporanea, di una dorsale possa avere conseguenze imprevedibili su intere comunità, rallentamenti di rete, interruzioni di servizio, impatti sulla finanza, sull’industria e sulle comunicazioni [4].
I cavi trasportano di tutto, dallo streaming video alle telefonate fino alle transazioni economiche. Si stima che attraverso i cavi sottomarini ogni giorno passino dieci trilioni di dollari in transazioni finanziarie [5]. Il possesso, la gestione e la protezione delle rotte dei cavi sottomarini contribuiscono alla sovranità tecnologica degli Stati, infatti, il controllo effettivo delle infrastrutture implica anche un maggiore grado di autonomia strategica, particolarmente ricercata nei momenti in cui la sicurezza diventa un tema centrale nelle agende delle potenze. Così come nelle teorie geopolitiche tradizionali della talassocrazia di Spykman la geografia detta le regole dell’economia e, quindi, della politica, così i cavi sottomarini seguono e si intersecano nelle principali sottigliezze del mondo, dove si incrociano rotte marittime internazionali, percorrendo i principali stretti.
Questo comporta un certo grado di vulnerabilità in quanto le aree su cui si depositano sono particolarmente congestionate e possono passare per aree con fondali superficiali. Inoltre, la proprietà di tali cavi è principalmente di natura privata ed è gestita da operatori e consorzi privati con interessi economici e da ciò ne deriva una dipendenza logistica basata sia sulla disponibilità di navi posa e riparazione, componenti specializzati e manutenzione. Infine, si sommano eventuali vulnerabilità fisiche e tecniche come le strumentazioni utilizzate per la pesca e la navigazione, come ancore o pesca a strascico, così come eventi climatici straordinari (terremoti o sottomarini).
Image 1: Submarine Cable Map – World.
Fonte: TeleGeography Submarine Cable Map https://www.submarinecablemap.com/
Tradizionalmente, la maggior parte delle interruzioni era causata da eventi accidentali. Tuttavia, più recentemente si documentano fenomeni che mostrano come la rete dei cavi stia diventando un obiettivo strategico: attacchi deliberati, operazioni sottosoglia, controllo o sabotaggio dei cavi sono parte delle nuove “guerre ibride”. Il sabotaggio della pipeline Nord Stream del settembre del 2022 ha sollevato in Europa la questione delle potenziali vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine, sottolineando l’urgente bisogno di accelerare gli sforzi per migliorare le capacità nazionali per potenziare la resilienza degli asset subacquei. In tal senso, la NATO ha aumentato il numero dei pattugliamenti marittimi, la sorveglianza e le esercitazioni sulla salvaguardia delle infrastrutture sottomarine. Ha anche stabilito nuovi meccanismi come la Maritime Centre for the Security of Critical Undersea Infrastructure e il Critical Undersea Infrastructure Coordination Cells il quale ha facilitato il circolo di informazioni tra alleati, partner ed i principali attori del settore privato [6].
Il valore strategico che assume un cavo sottomarino è dettato da tre dimensioni fondamentali che sono: la Continuità operativa, che garantisce che la rete dati non venga interrotta in scenari critici; Deterrenza, mostrare capacità di sorveglianza, riparazione e risposta rapida per disincentivare attacchi o sabotaggi; Autonomia tecnologica, capacità di sviluppare a livello nazionale o regionale la posa, la manutenzione, il monitoraggio e la protezione, riducendo la dipendenza dalle catene globali.
Considerate queste componenti risulta evidente che i cavi sottomarini toccano leve fondamentali della politica estera, della difesa e dell’economia nazionale.
La geografia del potere delle telecomunicazioni subacquee
L’incertezza dei nostri giorni ha come prima necessità l’informazione per ricavare l’essenza e le inclinazioni da acquisire per il suo processo di incivilimento. L’importanza dell’informazione, in un’epoca in cui l’infodemia [7] è diventato il nome per identificare un fenomeno reale, risulta di primaria importanza, e le componenti fisiche, ossia i cavi sottomarini che ne sostengono la diffusione, diventano il territorio fisico, e non tipicamente digitale, della geopolitica dei dati. Le dorsali sottomarine sono una delle principali connessioni che legano gli Stati Uniti al Giappone e la dipendenza di quest’ultimo da una connettività digitale stabile è determinata dalla sua conformazione geografica insulare, dal suo ruolo di polo finanziario regionale, dalla sua vicinanza alla potenza cinese, in chiave di alleato statunitense, e dalla sua vulnerabilità ai pericoli naturali che potrebbero minacciare le rotte sottomarine.
Per il Giappone, le interruzioni dei cavi sottomarini avrebbero conseguenze immediate in termini economici e di sicurezza. Gli Stati Uniti, a loro volta integrano la sicurezza dei cavi nella loro ampia strategia indo-pacifica, collegando la protezione delle infrastrutture agli impegni di alleanza e agli sforzi per controbilanciare la portata tecnologica della Cina. La collaborazione strategica del Giappone con gli Stati Uniti sulle infrastrutture dei cavi sottomarini riflette un importante sforzo per garantire la propria sovranità digitale e rafforzare la stabilità regionale in risposta alle crescenti minacce geopolitiche. Inoltre, tale collaborazione si è evoluta non solo in risorse tecniche, ma anche in strumenti di costruzione di alleanze.
La Cina ha rafforzato la propria influenza attraverso la "Via della Seta Digitale", finanziando e costruendo nuovi cavi sottomarini tramite aziende statali come HMN Tech [8]. HMN Tech è una delle maggiori aziende di manifattura di cavi sottomarini al mondo, grazie all’approccio di stretta vicinanza tra stato e industria, e cresce inoltre una presenza nel mercato delle riparazioni dei cavi. Questi progetti non solo estendono la portata commerciale della Cina, ma sollevano anche preoccupazioni tra gli altri stati in merito alla sorveglianza, alla dipendenza e alla leva strategica che Pechino potrebbe ottenere sulle comunicazioni globali.
Gli Stati Uniti, al contrario, hanno attivamente mirato a limitare la partecipazione cinese ai principali progetti di cavi, citando rischi per la sicurezza nazionale, e si sono coordinati con gli alleati per garantire che le nuove rotte siano costruite da partner fidati. Allo stesso tempo, la concorrenza commerciale è profondamente intrecciata con gli interessi statali. Le aziende tecnologiche cinesi collaborano con le iniziative governative, mentre aziende statunitensi come Google, Meta e Amazon investono in sistemi di cavi privati per garantire un trasferimento dati più rapido e autonomo tra i data center globali. Questi progetti del settore privato, sebbene motivati da motivazioni commerciali, spesso si allineano agli obiettivi strategici degli Stati Uniti rafforzando il controllo sulle rotte chiave e limitando le opportunità delle aziende cinesi di espandere la propria influenza.
Il risultato è che i cavi sottomarini divengono risorse strategiche a sostegno dell'economia globale, della sicurezza internazionale e della sovranità digitale [9], facendo anche risaltare l’acqua come imprescindibile elemento strategico.
Il Mediterraneo ed il Rimland digitale
Quando Nicholas Spykman, nel 1944, formulò la sua teoria del Rimland, individuò nelle fasce costiere dell’Eurasia il teatro decisivo della competizione tra potenze terrestri e marittime. Su queste teorie si basò la strategia talassocratica statunitense. “Chi controlla queste aree di contatto controlla l’Eurasia, e chi controlla l’Eurasia controlla il destino del mondo” [10]. Oggi, nel XXI secolo, quella fascia costiera ha assunto una dimensione digitale: le dorsali dei cavi sottomarini, le rotte energetiche e commerciali e le reti di sorveglianza si sovrappongono, dando vita a un Rimland informazionale. Il Mediterraneo allargato, che comprendente Mar Nero, Mar Rosso e le rotte che portano all’Oceano Indiano, si configura come una cerniera digitale tra continenti. Attraverso di esso transita oltre il 20% dei cavi sottomarini globali, concentrando flussi di dati ed energia in un’unica infrastruttura [11]. Questo crocevia antichissimo, in cui per millenni si sono mescolati uomini, merci, idee e culture (Braudel, 1986), di fatto mescola infrastrutture di comunicazioni e dati. Sono infatti più di 70 i sistemi di cavi attivi o in costruzione che attraversano la cerniera mediterranea, con i principali approdi in Italia, Francia, Spagna, Grecia, Israele ed Egitto.
Fonte: TeleGeography Submarine Cable Map. submarine-cable-map-2025.telegeography.com/
Progetti come 2Africa, AquaComms MedLink, BlueRaman, Medusa e SEA-ME-WE 6 compongono la mappa della connettività tri-continentale. L’Italia in questo processo è coinvolta direttamente come punto di approdo o centro di interconnessione per la maggior parte di queste dorsali, facilitata dalla componente geografica, confermandosi un hub digitale del Mediterraneo[12]. A questo si allega quindi la necessità di compiere uno sforzo nel mantenere l’infrastruttura resiliente, data la stretta connessione che esiste in tale ambito tra sicurezza marittima e sicurezza dei dati. La Marina Militare Italiana, infatti, attraverso il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNS), integra la tutela delle dorsali nei compiti di sorveglianza marittima. L’Italia è infatti esposta a vulnerabilità derivanti dalla concentrazione di cavi in poche aree costiere come Sicilia, Calabria e Puglia. Un’interruzione o un sabotaggio in queste aree avrebbe effetti immediati non solo per il paese ma anche per l’intera rete europea. La protezione di tali dorsali rappresenta quindi una sfida chiave non unicamente per la sovranità italiana, ma soprattutto per la sovranità europea [13].
L’EU Action Plan on Critical Undersea Infrastructure Security (2025) riconosce esplicitamente la necessità di rafforzare la resilienza dei cavi nel Mediterraneo e di promuovere filiere industriali europee dedicate delineando un approccio organico e multilivello alla sicurezza delle infrastrutture sottomarine, fondato sull’intero ciclo della resilienza (prevenzione, rilevamento, risposta, ripristino e deterrenza). Il piano riconosce, infatti, che i cavi sottomarini costituiscono un’infrastruttura critica sistemica, la cui vulnerabilità può avere effetti immediati sul funzionamento delle economie europee, sulla loro sicurezza energetica, sulla connettività globale e sulla vita quotidiana dei cittadini. L’esigenza di questo piano nasce soprattutto dai recenti incidenti, in particolare nel Mar Baltico, che non possono più essere letti come eventi accidentali o isolati, ma come potenziali campagne ibride mirate a sfruttare le ambiguità giuridiche, la frammentazione delle competenze e le difficoltà di attribuzione. In tal senso l’Action Plan rafforza il ruolo dell’Unione nel coordinamento strategico, pur riaffermando la responsabilità primaria degli stati membri nella protezione delle infrastrutture critiche. Le endemiche dinamiche di un’Europa a più teste comportano inevitabilmente un’azione diplomatica di fino, che possa essere sia di direzione, senza permeare le politiche nazionali. Promuove infatti standard comuni di valutazione del rischio, stress test coordinati e una mappa condivisa delle infrastrutture esistenti e pianificate. Centrale è, per esempio, l’attenzione alle dipendenze strategiche, in particolare lungo le catene di fornitura e nei confronti di operatori e fornitori extra-UE.
Sul fronte operativo, il Piano promuove meccanismi di sorveglianza integrata a livello di bacino marittimo, basati sulla fusione di dati civili e militari, sull’uso di sistemi spaziali, sensori sottomarini e tecnologie di “smart cables”. L’obiettivo è la rilevazione tempestiva di incidenti e la riduzione di plausible deniability, tipica delle operazioni ibride, permettendo l’incremento delle capacità di attribuzione e quindi del valore deterrente dell’azione europea.
Particolare rilievo assume inoltre la dimensione della risposta e del ripristino. Il Piano identifica nella scarsità di navi specializzate, di equipaggi e di componenti di ricambio uno dei principali colli di bottiglia della resilienza europea e propone, in prospettiva, la creazione di una EU Cable Vessels Reserve Fleet, nonché forme di stoccaggio strategico e standardizzazione dei componenti. Infine, l’EU Action Plan colloca la sicurezza dei cavi sottomarini in una più ampia cornice geopolitica, rafforzando il legame con la NATO, l’uso degli strumenti di contrasto alle minacce ibride e una vera e propria “cable diplomacy” con partner e Paesi terzi.
Scenari di crisi
Le infrastrutture sottomarine sono divenute un campo di competizione sotto soglia: operazioni clandestine, incidenti “plausibilmente negabili” e coazioni ibride possono produrre effetti sistemici senza superare la soglia del conflitto armato. La NATO ha istituito un Maritime Centre for the Security of Critical Undersea Infrastructure presso MARCOM (Northwood) proprio per aumentare la consapevolezza situazionale e la deterrenza nel dominio sottomarino [14]. La dottrina italiana richiama esplicitamente la seabed warfare come nuova frontiera tra guerra ibrida e conflittualità convenzionale, con particolare attenzione a cavi e condotte [15].
Tradizionalmente la maggioranza delle interruzioni deriva da cause accidentali (ancore, pesca a strascico, eventi meteo-marini), ma il confine con l’intenzionalità è spesso sfumato: la profondità, la frammentazione proprietaria e i tempi d’indagine rendono difficile l’attribuzione.
Nel Mar Baltico, nell’ottobre 2023, Finlandia ed Estonia hanno registrato danni contestuali al gasdotto Balticconnector e a cavi TLC; indagini successive hanno seguito piste di ancore trascinate e possibili condotte criminali, con procedimenti verso membri d’equipaggio di una petroliera nel 2025. Anche la Svezia ha confermato danni a un cavo sottomarino tra Svezia ed Estonia per forza esterna o manomissione, attivando il coordinamento inter-agenzia. Nella stessa area, nel 2024, due cavi per le telecomunicazioni sono stati danneggiati nel giro di quarant’otto ore, uno tra Finlandia e Germania e l’altro tra Svezia e Lituania, alimentando i sospetti di un sabotaggio, come atto di guerra ibrida.
Nel gennaio 2025 la NATO ha dispiegato un gruppo coordinato di navi da guerra nell’ambito di un’operazione denominata Baltic Sentry, con l’obiettivo specifico di dissuadere attacchi contro le infrastrutture sottomarine. L’Alleanza conduce inoltre un’esercitazione marittima multinazionale annuale, Freezing Winds.
Fonte: MIMIT, Scenari Geopolitici dei Cavi Sottomarini, Antonio Deruda
Dinamiche analoghe emergono anche nell’Indo-Pacifico, dove Taiwan ha denunciato ripetuti episodi di danneggiamento dei cavi sottomarini in un contesto di crescente competizione strategica con la Cina.
Dopo precedenti accuse nel 2023, relative a interruzioni dei collegamenti con le isole Matsu, nel febbraio 2025 le autorità taiwanesi hanno fermato una nave cargo con equipaggio cinese, sospettata di aver deliberatamente danneggiato un cavo per le telecomunicazioni. L’incriminazione del capitano nell’aprile successivo rappresenta un precedente significativo, poiché traduce un sospetto atto di sabotaggio in un’azione giudiziaria formale. Tuttavia, l’ambiguità operativa tipica delle strategie di “zona grigia” e la persistente negazione di responsabilità da parte di Pechino continuano a rendere complessa l’attribuzione politica e strategica di tali atti [16].
Fonte: TeleGeography Submarine Cable Map https://www.submarinecablemap.com/
Nel Mar Rosso, lo Stretto di Bab el-Mandeb, è un crocevia di rotte dati tra Europa, Africa e Asia. Sul fondo di quel tratto di mare corre un numero relativamente limitato di cavi in fibra ottica, circa 16, attraverso i quali transita una quota significativa del traffico dati globale, pari a circa il 17%. Questa forte concentrazione infrastrutturale rende il corridoio del Mar Rosso un nodo critico e altamente vulnerabile della connettività digitale internazionale. Il 24 febbraio 2024 la rottura di tre cavi ha rallentato la connettività regionale, evidenziando la vulnerabilità del corridoio Suez-Mediterraneo in un contesto di attacchi Houthi alla navigazione e di fondali congestionati. Nel 2024 è avvenuto un calo di circa il 50% dei volumi commerciali nello stretto proprio a causa dei potenziali rischi derivati dall’instabilità regionale, con implicazioni operative anche per le navi di riparazione cavi, che avevano difficoltà ad operare in sicurezza [17].
Fonte: Compiled by EPRS from ArcGIS Undersea telecom cables and BBC.
L’evoluzione recente delle infrastrutture di connettività nell’Artico introduce una nuova categoria di scenari regionali. Come evidenziato dal Final Report on Arctic Connectivity Study (DPA,2025), l’Artico si sta rapidamente trasformando da area periferica a corridoio strategico alternativo per la trasmissione dei dati tra Europa, Asia e Nord America, attraverso nuove dorsali sottomarine e ibride lungo le rotte polari. Questa trasformazione modifica in modo sostanziale la geografia del rischio, poiché le infrastrutture artiche operano in ambienti estremi, caratterizzati da condizioni climatiche severe, fondali instabili, attività sismica e forti limitazioni operative per la manutenzione e la riparazione. In tale contesto, anche un guasto tecnico o un’interruzione non intenzionale può trasformarsi rapidamente in una crisi di connettività prolungata, con tempi di ripristino significativamente superiori rispetto alle rotte temperate. La vulnerabilità strutturale dell’Artico agisce quindi come moltiplicatore del rischio, soprattutto in scenari di tensione geopolitica, poiché l’indisponibilità di una dorsale polare riduce la ridondanza complessiva del sistema globale, riversando volumi di traffico su choke-points già congestionati come il Mediterraneo, il Canale di Suez o l’Atlantico settentrionale [18].
Conclusioni
L’analisi condotta evidenzia come lo spazio subacqueo sia divenuto una delle nuove frontiere della competizione geopolitica, non solo per il valore delle infrastrutture che lo attraversano, ma per la natura intrinsecamente ibrida delle dinamiche che in esso si sviluppano. I cavi sottomarini, insieme alle condotte energetiche, ai sistemi di monitoraggio ambientale e alle future reti ibride mare–spazio, incarnano una dimensione del potere che sfugge alle categorie tradizionali della sovranità territoriale, collocandosi in un ambito dove interessi pubblici e privati, sicurezza e commercio, pace e conflitto tendono a sovrapporsi. In questo contesto, l’acqua da risorsa naturale diviene elemento politico di carattere globale, in quanto sovrapposto a diverse tipologie di crisi internazionali e trasversale all’interno delle maggiori questioni critiche di carattere globale nelle quali si manifesta in forma di competizione, pressione e influenza difficilmente regolabili attraverso gli strumenti giuridici e diplomatici oggi disponibili.
La crescente frequenza di eventi ambigui che coinvolgono infrastrutture sottomarine, così come l’espansione delle reti di connettività in aree sensibili quali il Mediterraneo allargato e l’Artico, mettono in luce l’insufficienza di un approccio fondato esclusivamente sulla sicurezza o sulla deterrenza. Le dinamiche che attraversano il dominio subacqueo sono per loro natura ibride: combinano fattori ambientali, tecnologici, economici e strategici, e producono effetti sistemici che travalicano confini nazionali e regionali. In assenza di un quadro istituzionale condiviso, queste zone grigie rischiano di diventare spazi di competizione permanente, in cui l’ambiguità favorisce l’escalation latente e mina la stabilità globale.
Alla luce di tali considerazioni, emerge la necessità di affiancare alle politiche di sicurezza una vera e propria diplomazia dell’acqua, intesa come ambito strutturato e permanente di cooperazione internazionale. Una diplomazia dotata di istituzionalità globale, capace di integrare la tutela delle infrastrutture critiche, la gestione sostenibile degli ecosistemi marini e la regolazione delle attività economiche e tecnologiche che si sviluppano sotto la superficie del mare. Tale approccio consentirebbe di affrontare in modo sistemico le dinamiche ibride che caratterizzano il dominio subacqueo, riducendo l’incertezza, rafforzando i meccanismi di attribuzione e prevenzione dei conflitti, e promuovendo standard condivisi di comportamento responsabile.
Per l’Italia e per l’Unione Europea, investire in una diplomazia dell’acqua significa proteggere infrastrutture critiche e flussi vitali, contribuendo alla costruzione di un ordine internazionale più stabile, in cui il controllo dello spazio subacqueo sia regolato da un quadro multilaterale capace di coniugare sicurezza, cooperazione e responsabilità condivisa.
[1] Mauldin A., “Do Submarine Cables Account for 99% of Intercontinental Data Traffic?” TeleGeography, May 4, 2023, https:// blog.telegeography.com/2023-mythbusting-part-3.
[2] European Parliament Policy Department for External Relations, Security threats to undersea communications cables and infrastructure – consequences for the EU, PE 702.557, April 2022.
[3] Ganz, A., Camellini, M., Hine, E. et al. Submarine Cables and the Risks to Digital Sovereignty. Minds & Machines 34, 31 (2024). https://doi.org/10.1007/s11023-024-09683-z
[4] CSIS - Center for Strategic & International Studies (2025) “The Strategic Future of Subsea Cables: Japan Case Study”.
[5] Doug Brake, “Submarine Cables: Critical Infrastructure for Global Communications”, ITIF, April 2019.
[6] Koshino Yuka (2024) The Changing Submarine Cables Landscape, EUISS – European Union Institute for Security Studies.
[7] Diffusione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta anche inaccurate, che rendono complesso orientarsi in modo conciso su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.
[8] Runde, D. F., Murphy, E. L., & Bryja, T. (2024). Safeguarding Subsea Cables: Protecting Cyber Infrastructure amid Great Power Competition. Csis.org.
[9] Wallace, B. (2025, February 7). Amazon, Meta and Google Plan Subsea Cable Expansion. Networkcomputing.com.
[10] Spykman N. J., (2024) The Geography of the Peace, Oxford University Press, reprint.
[11] European Parliament Policy Department, (2022) Security Threats to Undersea Communications Cables, PE 702.557.
[12] NATO CMRE – La Spezia, (2024) Maritime Infrastructure and Information Dominance Workshop Report.
[13] Ministero della Difesa, (2025) Polo Nazionale della Dimensione Subacquea – Linee Strategiche 2025.
[14] European Commission (2023), Press Release.
[15] Marina Militare (2024) Rivista Marittima, Mensile della Marina Militare dal 1868
[16] Murphy E. L. (2025) Redundancy, Resiliency, and Repair. Securing Subsea Cable Infrastructure
[17] European Parliament (2024) Recent threats in the Red Sea
[18] Murphy E. L. (2025) Redundancy, Resiliency, and Repair. Securing Subsea Cable Infrastructur


Gli scenari geopolitici dei cavi sottomarini
Jacopo Belli - 20 gennaio 2026










Introduzione
La rete dei cavi sottomarini costituisce l’infrastruttura fisica invisibile su cui poggia la quasi totalità della connettività digitale mondiale. Le fibre ottiche attraversano oceani e mari per, rispettivamente, una distanza di 1,4 e 1,7 milioni di chilometri, collegando continenti e garantendo l’operatività delle infrastrutture digitali di Internet, di servizi cloud, della finanza e delle comunicazioni [1]. Più del 95% del traffico internazionale di internet e voce transita attraverso questi cavi. Queste dorsali digitali hanno assunto uno status di infrastrutture strategiche critiche: esse reggono le catene globali del valore, la stabilità dei mercati finanziari e la nostra vita quotidiana.
Nonostante il ruolo vitale, la loro protezione, sorveglianza e governance restano carenti. Le infrastrutture sono spesso localizzate in fondali remoti e gestite da consorzi privati, con risposte di sicurezza pubblica non pienamente allineate alla loro rilevanza strategica. Lo studio della European Parliament Policy Department del 2022 sottolinea come l’Unione Europea non disponga di un quadro completo di consapevolezza del proprietario delle infrastrutture marine, né di un registro centralizzato delle rotte e degli operatori [2].
In parallelo, il panorama internazionale che si delinea per i prossimi anni, caratterizzato da una crescente competizione geopolitica particolarmente legata al controllo delle infrastrutture nevralgiche, sta trasformando i fondali marini in un nuovo teatro di potere informazionale. Le dorsali marine diventano quindi colli di bottiglia da cui deriva una competizione di sovranità digitale come evidenziato dalla Yale University nel 2024 nel suo “Submarine Cables and the Risks to Digital Sovereignty”. La natura dei cavi sottomarini limita la capacità di uno Stato di regolamentare l’infrastruttura dalla quale dipende, riduce la sicurezza dei dati e minaccia la sua capacità di fornire servizi di telecomunicazione. Attualmente, gli stati affrontano queste sfide attraverso controlli regolatori sui cavi sottomarini e le imprese, investendo nello sviluppo di ulteriori infrastrutture di cablaggio e di sicurezza e protezione dei cavi stessi. Nonostante gli sforzi, l’efficacia dei meccanismi è pregiudicata dagli ostacoli significativi dovuti alle limitazioni tecniche ed alla mancanza di coordinamento internazionale in materia di regolamentazione. Questi ostacoli, all’interno del “Submarine Cables and the Risk to Digital Sovereignty” portano a lacune nel diritto, che possono essere migliorate tramite una governance proattiva dell’infrastruttura dei cavi sottomarini [3].
In questo scenario, le aree della mappatura geopolitica della talassocrazia spesso si sommano e si intersecano con le linee delle reti sottomarine.
Per l’Italia questa trasformazione assume un particolare rilievo. La posizione geografica nel cuore del bacino mediterraneo, la presenza di numerosi punti di approdo dei cavi e la capacità industriale emergente nel settore della posa e della sensoristica subacquea offrono una leva strategica significativa. Tuttavia, per tradurre ciò in vantaggio competitivo servono politiche nazionali integrate e concertate, in termini tecnologici, industriali e di sicurezza, coerenti con la visione europea di una autonomia strategica aperta. L’analisi idro-strategica presente in questo report e di cui si occupa AB AQUA da tempo si pone come punto di partenza l’analisi dei dati e delle vulnerabilità, passando per la competizione geopolitica ed il contesto normativo, fino a raggiungere opzioni operative, osservando nella parte finale la convergenza infrastrutturale della Blue Economy e della Space Economy, per identificare il ruolo dell’Italia nell’ecosistema tecnologico e strategico europeo.
Lo scheletro della connettività globale
Le Infrastrutture sottomarine non rientrano nell’immaginario comune quando ci si riferisce alle telecomunicazioni digitali, ma per comprenderne l’importanza basti pensare che il 98% delle telecomunicazioni digitali viaggia su dorsali marine e che uno dei paesi più sviluppati dell’Estremo Oriente, il Giappone, basa il 99% dei suoi servizi di comunicazione internazionale su questa infrastruttura. Questi dati ci permettono di comprendere come l’interruzione, anche temporanea, di una dorsale possa avere conseguenze imprevedibili su intere comunità, rallentamenti di rete, interruzioni di servizio, impatti sulla finanza, sull’industria e sulle comunicazioni [4].
I cavi trasportano di tutto, dallo streaming video alle telefonate fino alle transazioni economiche. Si stima che attraverso i cavi sottomarini ogni giorno passino dieci trilioni di dollari in transazioni finanziarie [5]. Il possesso, la gestione e la protezione delle rotte dei cavi sottomarini contribuiscono alla sovranità tecnologica degli Stati, infatti, il controllo effettivo delle infrastrutture implica anche un maggiore grado di autonomia strategica, particolarmente ricercata nei momenti in cui la sicurezza diventa un tema centrale nelle agende delle potenze. Così come nelle teorie geopolitiche tradizionali della talassocrazia di Spykman la geografia detta le regole dell’economia e, quindi, della politica, così i cavi sottomarini seguono e si intersecano nelle principali sottigliezze del mondo, dove si incrociano rotte marittime internazionali, percorrendo i principali stretti.
Questo comporta un certo grado di vulnerabilità in quanto le aree su cui si depositano sono particolarmente congestionate e possono passare per aree con fondali superficiali. Inoltre, la proprietà di tali cavi è principalmente di natura privata ed è gestita da operatori e consorzi privati con interessi economici e da ciò ne deriva una dipendenza logistica basata sia sulla disponibilità di navi posa e riparazione, componenti specializzati e manutenzione. Infine, si sommano eventuali vulnerabilità fisiche e tecniche come le strumentazioni utilizzate per la pesca e la navigazione, come ancore o pesca a strascico, così come eventi climatici straordinari (terremoti o sottomarini).
Image 1: Submarine Cable Map – World.
Fonte: TeleGeography Submarine Cable Map https://www.submarinecablemap.com/
Tradizionalmente, la maggior parte delle interruzioni era causata da eventi accidentali. Tuttavia, più recentemente si documentano fenomeni che mostrano come la rete dei cavi stia diventando un obiettivo strategico: attacchi deliberati, operazioni sottosoglia, controllo o sabotaggio dei cavi sono parte delle nuove “guerre ibride”. Il sabotaggio della pipeline Nord Stream del settembre del 2022 ha sollevato in Europa la questione delle potenziali vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine, sottolineando l’urgente bisogno di accelerare gli sforzi per migliorare le capacità nazionali per potenziare la resilienza degli asset subacquei. In tal senso, la NATO ha aumentato il numero dei pattugliamenti marittimi, la sorveglianza e le esercitazioni sulla salvaguardia delle infrastrutture sottomarine. Ha anche stabilito nuovi meccanismi come la Maritime Centre for the Security of Critical Undersea Infrastructure e il Critical Undersea Infrastructure Coordination Cells il quale ha facilitato il circolo di informazioni tra alleati, partner ed i principali attori del settore privato [6].
Il valore strategico che assume un cavo sottomarino è dettato da tre dimensioni fondamentali che sono: la Continuità operativa, che garantisce che la rete dati non venga interrotta in scenari critici; Deterrenza, mostrare capacità di sorveglianza, riparazione e risposta rapida per disincentivare attacchi o sabotaggi; Autonomia tecnologica, capacità di sviluppare a livello nazionale o regionale la posa, la manutenzione, il monitoraggio e la protezione, riducendo la dipendenza dalle catene globali.
Considerate queste componenti risulta evidente che i cavi sottomarini toccano leve fondamentali della politica estera, della difesa e dell’economia nazionale.
La geografia del potere delle telecomunicazioni subacquee
L’incertezza dei nostri giorni ha come prima necessità l’informazione per ricavare l’essenza e le inclinazioni da acquisire per il suo processo di incivilimento. L’importanza dell’informazione, in un’epoca in cui l’infodemia [7] è diventato il nome per identificare un fenomeno reale, risulta di primaria importanza, e le componenti fisiche, ossia i cavi sottomarini che ne sostengono la diffusione, diventano il territorio fisico, e non tipicamente digitale, della geopolitica dei dati. Le dorsali sottomarine sono una delle principali connessioni che legano gli Stati Uniti al Giappone e la dipendenza di quest’ultimo da una connettività digitale stabile è determinata dalla sua conformazione geografica insulare, dal suo ruolo di polo finanziario regionale, dalla sua vicinanza alla potenza cinese, in chiave di alleato statunitense, e dalla sua vulnerabilità ai pericoli naturali che potrebbero minacciare le rotte sottomarine.
Per il Giappone, le interruzioni dei cavi sottomarini avrebbero conseguenze immediate in termini economici e di sicurezza. Gli Stati Uniti, a loro volta integrano la sicurezza dei cavi nella loro ampia strategia indo-pacifica, collegando la protezione delle infrastrutture agli impegni di alleanza e agli sforzi per controbilanciare la portata tecnologica della Cina. La collaborazione strategica del Giappone con gli Stati Uniti sulle infrastrutture dei cavi sottomarini riflette un importante sforzo per garantire la propria sovranità digitale e rafforzare la stabilità regionale in risposta alle crescenti minacce geopolitiche. Inoltre, tale collaborazione si è evoluta non solo in risorse tecniche, ma anche in strumenti di costruzione di alleanze.
La Cina ha rafforzato la propria influenza attraverso la "Via della Seta Digitale", finanziando e costruendo nuovi cavi sottomarini tramite aziende statali come HMN Tech [8]. HMN Tech è una delle maggiori aziende di manifattura di cavi sottomarini al mondo, grazie all’approccio di stretta vicinanza tra stato e industria, e cresce inoltre una presenza nel mercato delle riparazioni dei cavi. Questi progetti non solo estendono la portata commerciale della Cina, ma sollevano anche preoccupazioni tra gli altri stati in merito alla sorveglianza, alla dipendenza e alla leva strategica che Pechino potrebbe ottenere sulle comunicazioni globali.
Gli Stati Uniti, al contrario, hanno attivamente mirato a limitare la partecipazione cinese ai principali progetti di cavi, citando rischi per la sicurezza nazionale, e si sono coordinati con gli alleati per garantire che le nuove rotte siano costruite da partner fidati. Allo stesso tempo, la concorrenza commerciale è profondamente intrecciata con gli interessi statali. Le aziende tecnologiche cinesi collaborano con le iniziative governative, mentre aziende statunitensi come Google, Meta e Amazon investono in sistemi di cavi privati per garantire un trasferimento dati più rapido e autonomo tra i data center globali. Questi progetti del settore privato, sebbene motivati da motivazioni commerciali, spesso si allineano agli obiettivi strategici degli Stati Uniti rafforzando il controllo sulle rotte chiave e limitando le opportunità delle aziende cinesi di espandere la propria influenza.
Il risultato è che i cavi sottomarini divengono risorse strategiche a sostegno dell'economia globale, della sicurezza internazionale e della sovranità digitale [9], facendo anche risaltare l’acqua come imprescindibile elemento strategico.
Il Mediterraneo ed il Rimland digitale
Quando Nicholas Spykman, nel 1944, formulò la sua teoria del Rimland, individuò nelle fasce costiere dell’Eurasia il teatro decisivo della competizione tra potenze terrestri e marittime. Su queste teorie si basò la strategia talassocratica statunitense. “Chi controlla queste aree di contatto controlla l’Eurasia, e chi controlla l’Eurasia controlla il destino del mondo” [10]. Oggi, nel XXI secolo, quella fascia costiera ha assunto una dimensione digitale: le dorsali dei cavi sottomarini, le rotte energetiche e commerciali e le reti di sorveglianza si sovrappongono, dando vita a un Rimland informazionale. Il Mediterraneo allargato, che comprendente Mar Nero, Mar Rosso e le rotte che portano all’Oceano Indiano, si configura come una cerniera digitale tra continenti. Attraverso di esso transita oltre il 20% dei cavi sottomarini globali, concentrando flussi di dati ed energia in un’unica infrastruttura [11]. Questo crocevia antichissimo, in cui per millenni si sono mescolati uomini, merci, idee e culture (Braudel, 1986), di fatto mescola infrastrutture di comunicazioni e dati. Sono infatti più di 70 i sistemi di cavi attivi o in costruzione che attraversano la cerniera mediterranea, con i principali approdi in Italia, Francia, Spagna, Grecia, Israele ed Egitto.
Fonte: TeleGeography Submarine Cable Map. submarine-cable-map-2025.telegeography.com/
Progetti come 2Africa, AquaComms MedLink, BlueRaman, Medusa e SEA-ME-WE 6 compongono la mappa della connettività tri-continentale. L’Italia in questo processo è coinvolta direttamente come punto di approdo o centro di interconnessione per la maggior parte di queste dorsali, facilitata dalla componente geografica, confermandosi un hub digitale del Mediterraneo[12]. A questo si allega quindi la necessità di compiere uno sforzo nel mantenere l’infrastruttura resiliente, data la stretta connessione che esiste in tale ambito tra sicurezza marittima e sicurezza dei dati. La Marina Militare Italiana, infatti, attraverso il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNS), integra la tutela delle dorsali nei compiti di sorveglianza marittima. L’Italia è infatti esposta a vulnerabilità derivanti dalla concentrazione di cavi in poche aree costiere come Sicilia, Calabria e Puglia. Un’interruzione o un sabotaggio in queste aree avrebbe effetti immediati non solo per il paese ma anche per l’intera rete europea. La protezione di tali dorsali rappresenta quindi una sfida chiave non unicamente per la sovranità italiana, ma soprattutto per la sovranità europea [13].
L’EU Action Plan on Critical Undersea Infrastructure Security (2025) riconosce esplicitamente la necessità di rafforzare la resilienza dei cavi nel Mediterraneo e di promuovere filiere industriali europee dedicate delineando un approccio organico e multilivello alla sicurezza delle infrastrutture sottomarine, fondato sull’intero ciclo della resilienza (prevenzione, rilevamento, risposta, ripristino e deterrenza). Il piano riconosce, infatti, che i cavi sottomarini costituiscono un’infrastruttura critica sistemica, la cui vulnerabilità può avere effetti immediati sul funzionamento delle economie europee, sulla loro sicurezza energetica, sulla connettività globale e sulla vita quotidiana dei cittadini. L’esigenza di questo piano nasce soprattutto dai recenti incidenti, in particolare nel Mar Baltico, che non possono più essere letti come eventi accidentali o isolati, ma come potenziali campagne ibride mirate a sfruttare le ambiguità giuridiche, la frammentazione delle competenze e le difficoltà di attribuzione. In tal senso l’Action Plan rafforza il ruolo dell’Unione nel coordinamento strategico, pur riaffermando la responsabilità primaria degli stati membri nella protezione delle infrastrutture critiche. Le endemiche dinamiche di un’Europa a più teste comportano inevitabilmente un’azione diplomatica di fino, che possa essere sia di direzione, senza permeare le politiche nazionali. Promuove infatti standard comuni di valutazione del rischio, stress test coordinati e una mappa condivisa delle infrastrutture esistenti e pianificate. Centrale è, per esempio, l’attenzione alle dipendenze strategiche, in particolare lungo le catene di fornitura e nei confronti di operatori e fornitori extra-UE.
Sul fronte operativo, il Piano promuove meccanismi di sorveglianza integrata a livello di bacino marittimo, basati sulla fusione di dati civili e militari, sull’uso di sistemi spaziali, sensori sottomarini e tecnologie di “smart cables”. L’obiettivo è la rilevazione tempestiva di incidenti e la riduzione di plausible deniability, tipica delle operazioni ibride, permettendo l’incremento delle capacità di attribuzione e quindi del valore deterrente dell’azione europea.
Particolare rilievo assume inoltre la dimensione della risposta e del ripristino. Il Piano identifica nella scarsità di navi specializzate, di equipaggi e di componenti di ricambio uno dei principali colli di bottiglia della resilienza europea e propone, in prospettiva, la creazione di una EU Cable Vessels Reserve Fleet, nonché forme di stoccaggio strategico e standardizzazione dei componenti. Infine, l’EU Action Plan colloca la sicurezza dei cavi sottomarini in una più ampia cornice geopolitica, rafforzando il legame con la NATO, l’uso degli strumenti di contrasto alle minacce ibride e una vera e propria “cable diplomacy” con partner e Paesi terzi.
Scenari di crisi
Le infrastrutture sottomarine sono divenute un campo di competizione sotto soglia: operazioni clandestine, incidenti “plausibilmente negabili” e coazioni ibride possono produrre effetti sistemici senza superare la soglia del conflitto armato. La NATO ha istituito un Maritime Centre for the Security of Critical Undersea Infrastructure presso MARCOM (Northwood) proprio per aumentare la consapevolezza situazionale e la deterrenza nel dominio sottomarino [14]. La dottrina italiana richiama esplicitamente la seabed warfare come nuova frontiera tra guerra ibrida e conflittualità convenzionale, con particolare attenzione a cavi e condotte [15].
Tradizionalmente la maggioranza delle interruzioni deriva da cause accidentali (ancore, pesca a strascico, eventi meteo-marini), ma il confine con l’intenzionalità è spesso sfumato: la profondità, la frammentazione proprietaria e i tempi d’indagine rendono difficile l’attribuzione.
Nel Mar Baltico, nell’ottobre 2023, Finlandia ed Estonia hanno registrato danni contestuali al gasdotto Balticconnector e a cavi TLC; indagini successive hanno seguito piste di ancore trascinate e possibili condotte criminali, con procedimenti verso membri d’equipaggio di una petroliera nel 2025. Anche la Svezia ha confermato danni a un cavo sottomarino tra Svezia ed Estonia per forza esterna o manomissione, attivando il coordinamento inter-agenzia. Nella stessa area, nel 2024, due cavi per le telecomunicazioni sono stati danneggiati nel giro di quarant’otto ore, uno tra Finlandia e Germania e l’altro tra Svezia e Lituania, alimentando i sospetti di un sabotaggio, come atto di guerra ibrida.
Nel gennaio 2025 la NATO ha dispiegato un gruppo coordinato di navi da guerra nell’ambito di un’operazione denominata Baltic Sentry, con l’obiettivo specifico di dissuadere attacchi contro le infrastrutture sottomarine. L’Alleanza conduce inoltre un’esercitazione marittima multinazionale annuale, Freezing Winds.
Fonte: MIMIT, Scenari Geopolitici dei Cavi Sottomarini, Antonio Deruda
Dinamiche analoghe emergono anche nell’Indo-Pacifico, dove Taiwan ha denunciato ripetuti episodi di danneggiamento dei cavi sottomarini in un contesto di crescente competizione strategica con la Cina.
Dopo precedenti accuse nel 2023, relative a interruzioni dei collegamenti con le isole Matsu, nel febbraio 2025 le autorità taiwanesi hanno fermato una nave cargo con equipaggio cinese, sospettata di aver deliberatamente danneggiato un cavo per le telecomunicazioni. L’incriminazione del capitano nell’aprile successivo rappresenta un precedente significativo, poiché traduce un sospetto atto di sabotaggio in un’azione giudiziaria formale. Tuttavia, l’ambiguità operativa tipica delle strategie di “zona grigia” e la persistente negazione di responsabilità da parte di Pechino continuano a rendere complessa l’attribuzione politica e strategica di tali atti [16].
Fonte: TeleGeography Submarine Cable Map https://www.submarinecablemap.com/
Nel Mar Rosso, lo Stretto di Bab el-Mandeb, è un crocevia di rotte dati tra Europa, Africa e Asia. Sul fondo di quel tratto di mare corre un numero relativamente limitato di cavi in fibra ottica, circa 16, attraverso i quali transita una quota significativa del traffico dati globale, pari a circa il 17%. Questa forte concentrazione infrastrutturale rende il corridoio del Mar Rosso un nodo critico e altamente vulnerabile della connettività digitale internazionale. Il 24 febbraio 2024 la rottura di tre cavi ha rallentato la connettività regionale, evidenziando la vulnerabilità del corridoio Suez-Mediterraneo in un contesto di attacchi Houthi alla navigazione e di fondali congestionati. Nel 2024 è avvenuto un calo di circa il 50% dei volumi commerciali nello stretto proprio a causa dei potenziali rischi derivati dall’instabilità regionale, con implicazioni operative anche per le navi di riparazione cavi, che avevano difficoltà ad operare in sicurezza [17].
Fonte: Compiled by EPRS from ArcGIS Undersea telecom cables and BBC.
L’evoluzione recente delle infrastrutture di connettività nell’Artico introduce una nuova categoria di scenari regionali. Come evidenziato dal Final Report on Arctic Connectivity Study (DPA,2025), l’Artico si sta rapidamente trasformando da area periferica a corridoio strategico alternativo per la trasmissione dei dati tra Europa, Asia e Nord America, attraverso nuove dorsali sottomarine e ibride lungo le rotte polari. Questa trasformazione modifica in modo sostanziale la geografia del rischio, poiché le infrastrutture artiche operano in ambienti estremi, caratterizzati da condizioni climatiche severe, fondali instabili, attività sismica e forti limitazioni operative per la manutenzione e la riparazione. In tale contesto, anche un guasto tecnico o un’interruzione non intenzionale può trasformarsi rapidamente in una crisi di connettività prolungata, con tempi di ripristino significativamente superiori rispetto alle rotte temperate. La vulnerabilità strutturale dell’Artico agisce quindi come moltiplicatore del rischio, soprattutto in scenari di tensione geopolitica, poiché l’indisponibilità di una dorsale polare riduce la ridondanza complessiva del sistema globale, riversando volumi di traffico su choke-points già congestionati come il Mediterraneo, il Canale di Suez o l’Atlantico settentrionale [18].
Conclusioni
L’analisi condotta evidenzia come lo spazio subacqueo sia divenuto una delle nuove frontiere della competizione geopolitica, non solo per il valore delle infrastrutture che lo attraversano, ma per la natura intrinsecamente ibrida delle dinamiche che in esso si sviluppano. I cavi sottomarini, insieme alle condotte energetiche, ai sistemi di monitoraggio ambientale e alle future reti ibride mare–spazio, incarnano una dimensione del potere che sfugge alle categorie tradizionali della sovranità territoriale, collocandosi in un ambito dove interessi pubblici e privati, sicurezza e commercio, pace e conflitto tendono a sovrapporsi. In questo contesto, l’acqua da risorsa naturale diviene elemento politico di carattere globale, in quanto sovrapposto a diverse tipologie di crisi internazionali e trasversale all’interno delle maggiori questioni critiche di carattere globale nelle quali si manifesta in forma di competizione, pressione e influenza difficilmente regolabili attraverso gli strumenti giuridici e diplomatici oggi disponibili.
La crescente frequenza di eventi ambigui che coinvolgono infrastrutture sottomarine, così come l’espansione delle reti di connettività in aree sensibili quali il Mediterraneo allargato e l’Artico, mettono in luce l’insufficienza di un approccio fondato esclusivamente sulla sicurezza o sulla deterrenza. Le dinamiche che attraversano il dominio subacqueo sono per loro natura ibride: combinano fattori ambientali, tecnologici, economici e strategici, e producono effetti sistemici che travalicano confini nazionali e regionali. In assenza di un quadro istituzionale condiviso, queste zone grigie rischiano di diventare spazi di competizione permanente, in cui l’ambiguità favorisce l’escalation latente e mina la stabilità globale.
Alla luce di tali considerazioni, emerge la necessità di affiancare alle politiche di sicurezza una vera e propria diplomazia dell’acqua, intesa come ambito strutturato e permanente di cooperazione internazionale. Una diplomazia dotata di istituzionalità globale, capace di integrare la tutela delle infrastrutture critiche, la gestione sostenibile degli ecosistemi marini e la regolazione delle attività economiche e tecnologiche che si sviluppano sotto la superficie del mare. Tale approccio consentirebbe di affrontare in modo sistemico le dinamiche ibride che caratterizzano il dominio subacqueo, riducendo l’incertezza, rafforzando i meccanismi di attribuzione e prevenzione dei conflitti, e promuovendo standard condivisi di comportamento responsabile.
Per l’Italia e per l’Unione Europea, investire in una diplomazia dell’acqua significa proteggere infrastrutture critiche e flussi vitali, contribuendo alla costruzione di un ordine internazionale più stabile, in cui il controllo dello spazio subacqueo sia regolato da un quadro multilaterale capace di coniugare sicurezza, cooperazione e responsabilità condivisa.
[1] Mauldin A., “Do Submarine Cables Account for 99% of Intercontinental Data Traffic?” TeleGeography, May 4, 2023, https:// blog.telegeography.com/2023-mythbusting-part-3.
[2] European Parliament Policy Department for External Relations, Security threats to undersea communications cables and infrastructure – consequences for the EU, PE 702.557, April 2022.
[3] Ganz, A., Camellini, M., Hine, E. et al. Submarine Cables and the Risks to Digital Sovereignty. Minds & Machines 34, 31 (2024). https://doi.org/10.1007/s11023-024-09683-z
[4] CSIS - Center for Strategic & International Studies (2025) “The Strategic Future of Subsea Cables: Japan Case Study”.
[5] Doug Brake, “Submarine Cables: Critical Infrastructure for Global Communications”, ITIF, April 2019.
[6] Koshino Yuka (2024) The Changing Submarine Cables Landscape, EUISS – European Union Institute for Security Studies.
[7] Diffusione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta anche inaccurate, che rendono complesso orientarsi in modo conciso su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.
[8] Runde, D. F., Murphy, E. L., & Bryja, T. (2024). Safeguarding Subsea Cables: Protecting Cyber Infrastructure amid Great Power Competition. Csis.org.
[9] Wallace, B. (2025, February 7). Amazon, Meta and Google Plan Subsea Cable Expansion. Networkcomputing.com.
[10] Spykman N. J., (2024) The Geography of the Peace, Oxford University Press, reprint.
[11] European Parliament Policy Department, (2022) Security Threats to Undersea Communications Cables, PE 702.557.
[12] NATO CMRE – La Spezia, (2024) Maritime Infrastructure and Information Dominance Workshop Report.
[13] Ministero della Difesa, (2025) Polo Nazionale della Dimensione Subacquea – Linee Strategiche 2025.
[14] European Commission (2023), Press Release.
[15] Marina Militare (2024) Rivista Marittima, Mensile della Marina Militare dal 1868
[16] Murphy E. L. (2025) Redundancy, Resiliency, and Repair. Securing Subsea Cable Infrastructure
[17] European Parliament (2024) Recent threats in the Red Sea
[18] Murphy E. L. (2025) Redundancy, Resiliency, and Repair. Securing Subsea Cable Infrastructur


